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8 marzo



Otto Marzo 2017

Comunicato UDI nazionale

VERSO L'8 MARZO

L’UDI (Unione Donne in Italia) è parte della mobilitazione NONUNADIMENO perché è stata tra le associazioni promotrici del percorso che ha portato alla marea del 26 novembre a Roma e oltre, sul quale ha attivato il dibattito dentro e fuori l’associazione.
Vogliamo promuovere insieme a tutte le donne e le realtà che oggi si riconoscono nel percorso NONUNADIMENO la mobilitazione per l’8 marzo, da sempre per noi giornata di lotta, alla quale non abbiamo rinunciato nei momenti di più alta partecipazione, come nei momenti di ridicolizzazione meschina o indifferenza nei confronti di questa data.
Non dimentichiamo le lotte delle donne venute prima di noi e siamo consapevoli che la cancellazione è sempre funzionale alla permanenza del patriarcato che ci costringe, anche subdolamente, a ricominciare da capo come se fossimo sempre donne smemorate e senza storia.
Oggi, nella fase del neoliberismo trionfante e del tentativo di restaurazione violenta, espresso da Trump e da tutti i suoi miseri epigoni ovunque, riteniamo che la mobilitazione possa diffondersi solo se ogni donna si sente protagonista in prima persona e consideriamo l’esistenza di associazioni come la nostra, dei Centri antiviolenza, di tutti i collettivi, di gruppi vecchi e nuovi contro il sessismo e per l’affermazione della libertà delle donne, l’espressione di una nuova forza politica raggiunta dal Movimento in Italia, nonostante la censura della scuola, il silenzio dei media, la svalutazione della politica tradizionale, l’inconsapevolezza di tanti e tante.
Non vogliamo perdere nessuna e se non sarà sciopero generale di 24 ore come abbiamo richiesto (ma che non si crea a comando) dovremo essere noi ancora più determinate e creative nella nostra mobilitazione dell’8 marzo e per questo continueremo il dialogo con tutte le donne in tutti i luoghi delle nostre vite.
Per questo ci sentiamo ancora più impegnate a costruire un Piano femminista contro la violenza in tutti i luoghi possibili, con una pratica di confronto, di ascolto reciproco e relazione dialogante per rendere visibili autorevolezza ed efficacia della nostra azione.
Costruire un piano significa andare oltre i principi e gli slogan per affrontare la concretezza della realtà e mutarla.
Riteniamo che il documento con gli otto punti scaturito dall’assemblea di Bologna registri complessivamente sentimenti, desideri e mete condivise ma ci sono affermazioni che non ci convincono del tutto anche se sono posizioni di maggioranza nelle assemblee.
Manteniamo le nostre perplessità sul punto che riguarda la salute e sulla parte che, parlando di “aborto libero” e di abrogazione dell’obiezione dei medici, sembra alludere, forse al di là delle intenzioni, alla richiesta di abrogazione della Legge “194” che la prevede. Cosa che i molti misogini e reazionari in Parlamento sarebbero felici di accogliere positivamente. Non a caso attaccano la legge da 40 anni: i fondamentalisti l’attaccano da quando è stata varata, mentre politici ed obiettori provvedevano a boicottarla negli ospedali rendendola inefficace con grave danno per le donne.
Noi ci siamo sempre state per difendere il diritto delle donne all’autodeterminazione e denunciare obiezioni di struttura, riaprire reparti chiusi per mancanza di non obiettori fino a pretendere le liste pubbliche dei medici obiettori e la regolamentazione del loro mancato impegno che penalizza oltre alle donne anche i medici non obiettori.

Riteniamo che l’obiezione di coscienza vada regolamentata contro gli obiettori che finora sono stati privilegiati anche nel loro opportunismo, in funzione di una piena applicazione della Legge 194, anche perché ogni garanzia di libertà che viene tolta può ritorcersi prima di tutto contro di noi. Per noi questo vuol dire aborto gratuito e sicuro nelle strutture pubbliche, altrimenti rischiamo di riconsegnarlo a pagamento agli studi privati, dividendo le donne tra chi può e chi non può abortire per ragioni economiche. È materia da 40 anni troppo delicata e complessa perché sia possibile anche solo rischiare equivoci e confusioni. Ed è materia che dovremmo conoscere tutte, assemblee o non assemblee, perché ogni esigenza di principio deve comunque fare i conti con la realtà per poterla davvero mutare.
Anche sui consultori, se parliamo di quelli pubblici e li vogliamo riportare alla loro funzione di servizi per la sessualità e la libertà della procreazione, cura della gravidanza ecc., dobbiamo sapere come sono stati svuotati dalla politica, dall’aziendalizzazione e dall’eccesso di funzioni senza mezzi e personale, e come sono “privatizzati” in tante regioni in modi diversi.
Siamo anche convinte che nell’elaborazione delle iniziative di contrasto alla violenza vadano coinvolte tutte le associazioni impegnate da decenni su questa fenomenologia strutturale, sia a livello territoriale che nazionale, insieme ai centri antiviolenza, anche per evitare che sotto questo nome si presentino associazioni senza storia, attratte dai finanziamenti e con finalità lontane da quelle del movimento delle donne.
Possiamo e dobbiamo discutere, ma non siamo all’anno Zero della politica delle donne e sappiamo che le lotte di un intero secolo sono il nostro patrimonio, anche se i libri di storia le hanno ignorate e i media le hanno spesso deformate o rimosse per cui non ci meraviglia che anche tante donne non le conoscano.
Ma noi le difendiamo perché sono un patrimonio a cui possiamo attingere per ricordare i cambiamenti ottenuti con le nostre lotte, non ripetere errori e costruire intorno alla mobilitazione dell’8 marzo e del Piano il consenso del maggior numero di donne possibile.
Unite siamo una forza possente, una marea, divise o incapaci di ascoltarci rischiamo di essere una meteora.

Le Responsabili nazionali
Vittoria Tola e Laura Piretti

La Segreteria nazionale
Carla Cantatore Delia La Rocca Rosangela Pesenti Giulia Potenza Liviana Zagagnoni

9 febbraio 2017


 Otto Marzo 2016


 

 Otto Marzo 2014

Giornata Internazionale delle Donne


L’OTTO… per mille ragioni

mille ragioni per… L’OTTO

 

LOtto  con consapevolezza e impegno, per determinare le mie scelte in tutti i campi, da quello culturale a quello politico-sociale ed economico


LOtto affinché nel 70° anniversario della loro costituzione, si rinsaldi il patto fondante dei Gruppi di Difesa della Donna, luogo di riconoscimento di donne di ogni ceto sociale e credo politico e religioso, contro il nazifascismo e per la democrazia, base di ogni diritto di cittadinanza per le donne che ha preso forma nella costituzione repubblicana

 

LOtto con la forza che mi viene dalla Convenzione NO MORE e con impegno critico per ricevere dalle istituzioni una risposta politica molto più articolata e adeguata di quella espressa dalla cosiddetta Iegge sul femminicidio, fenomenologia che riguarda l'intera sfera delle relazioni e dei rapporti sociali  per il diseguale potere tra uomini e donne, e non solo emergenza relativa alla sicurezza e alla tranquillità sociale

 

LOtto contro il tentativo di distruggere i diritti conquistati con la legge 194, contro qualunque tentativo di limitare gli spazi di scelta della donna sul proprio corpo e per la totale autodeterminazione sessuale e riproduttiva

 

LOtto per sviluppare reti di solidarietà nel Paese e in Europa perché, mai come in questo momento storico, queste si mostrano indispensabili per respingere qualsiasi tentativo di far pagare la crisi economica, ancora una volta sopratutto  alle donne, attraverso i tagli ai servizi sociali e con leggi finalizzate a cancellare i diritti acquisiti nell'anno europeo della conciliazione tra i tempi lavorativi e quelli di governance familiare …

 

 LOtto contro l'espulsione femminile dal mercato del lavoro, contro la mancanza di lavoro e contro la precarietà, contro il taglio delle retribuzioni, rifiutando qualunque forma di ricatto al ribasso delle conquiste ottenute

 

LOtto per costruire, in modo partecipato, politiche di sviluppo che diano alle donne e uomini nuove opportunità di inserimento lavorativo in tutti i campi produttivi, favorendo l'accesso paritario di genere “ovunque si decide”

 

LOtto affinché, nella nuova legge elettorale, siano riconosciute al 50E 50 le candidature, con pari diritto di rappresentanza e di elezione, e che nessuna discriminazione di genere sia ancora ammessa

 

E.... la millesima ragione per cui LOtto è perché la crisi del patriarcato non produca ancora la sopraffazione, il dominio e la violenza che permeano la nostra società e il mondo intero, perché le donne e le loro proposte abbiano il giusto riconoscimento politico

 

 

 

UDI – Unione Donne in Italia

 

Vittoria Tola

Grazia Dell’Oste

 

 

Roma, Febbraio 2014
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