UDI Ferrara

Venerdì 27 ottobre vi invitiamo all'assemblea provinciale UDI presso la nostra sede in via Terranuova 12/b.
A seguire "cena della sporta". Vi aspettiamo!
 











































"IMMAGINI AMICHE"

Il Premio Immagini Amiche promosso nel 2010 dall'UDI - Unione Donne in Italia

nazionale, si ispira alla ‘Risoluzione del Parlamento europeo votata il 3 settembre

2008 sull'impatto del marketing e della pubblicità sulla parità fra donne e uomini’.

BANDO


https://drive.google.com/file/d/0B4NnLLFPh4SvcEJLRWkycEJNSTA/view?usp=sharing


GRUPPO DI LETTURA SU “LA BAMBINA CHE NON ESISTEVA” – 13 SETTEMBRE


E’ stata presentata la trama generale del libro e si è riflettuto, in particolare, sulla drammatica condizione della donna in paesi quali l’Afghanistan, dove è ambientato il romanzo,  confrontando tale condizione con la minore, seppur presente, discriminazione della donna in molti paesi occidentali.

Si è approfondita in particolar modo la conclusione del romanzo, in cui la protagonista deve scegliere tra l’essere donna, il suo sesso biologico di appartenenza e, di conseguenza, la dipendenza da una figura maschile, oppure rinnegare il suo sesso per essere libera di vivere ed essere se stessa. Non a caso sceglierà la seconda opzione.

E’ stato fatto un confronto tra le diverse figure femminili che appaiono nel romanzo, soffermandosi sulla madre della protagonista, donna che se da un lato si dimostra passiva (si “lascia andare” a se stessa), dall’altro è consapevole della sua discriminazione come donna.

E’ stato apprezzato il messaggio di speranza dato dall’apertura, fortemente voluta dalla protagonista, di una classe femminile all’interno della scuola.

A conclusione dell’incontro è stato scelto il libro da affrontare nel prossimo gruppo di lettura, che si terrà il 25 ottobre alle 17:00 : “The help”.


COMUNICATO STAMPA

 

23 MAGGIO 2017

IL CONTRIBUTO DELLE DONNE

NEL VENTICINQUESIMO DELLE STRAGI DI MAFIA

 

L’Unione Donne in Italia vuole ricordare il contributo delle donne nella ricerca della verità e della giustizia  soprattutto in occasione del Venticinquesimo anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

La magistrata Francesca Morvillo, la poliziotta Emanuela Loi, la compagna di una vita di Paolo Borsellino, Agnese Piraino Leto.

Le donne vengono spesso liquidate semplicemente come ‘la moglie di’ oppure la ‘poliziotta’, noi vogliamo ricordarle nel loro impegno concreto.

Pensiamo a Francesca Morvillo che sposò Giovanni Falcone e pochi ricordano che fu essa stessa una integerrima magistrata, riservata, schiva da ogni clamore, ma testimone di una genuina ricerca della giustizia. Figlia di un magistrato -Guido Morvillo e sorella di Alfredo Morvillo attuale procuratore-, la sua famiglia affonda le radici nel lontano Risorgimento. La descrive così la prima magistrata di Palermo, Maria Teresa Ambrosini, amica e collega di Francesca: “La incontrai nuovamente nel febbraio del 1972 allorchè, dopo un anno circa di permanenza presso la sezione penale del Tribunale di Agrigento, venne trasferita alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo, in quello stesso Tribunale ove anch’io  negli stessi giorni mi ero immessa quale giudice, a seguito della istituzione di autonoma pianta organica di quegli uffici giudiziari. Abbiamo affrontato insieme, per lunghi anni, l’esperienza minorile che ci gravava di ansia, di inquietudine e di un impegno vigile e sollecito per la delicatezza delle situazioni coinvolgenti soggetti fragili, dalla personalità ancora in formazione. Francesca amava il contatto con i giovani: l’aveva già sperimentato nella Sua esperienza d’insegnamento, attività che Le era estremamente congeniale e che aveva svolto prima, durante l’Università nelle scuole elementari di un istituto per figli di detenuti e poi, per un anno, dopo la laurea, quale docente di diritto in un istituto tecnico statale. Tale esperienza, e in particolare quella vissuta con i piccoli svantaggiati dalla detenzione del padre, La portò a scegliere le funzioni di giudice minorile, aiutandola nell’approccio con i ragazzi e nella comprensione della loro personalità. L’estrema dignità ed umanità e il grandissimo equilibrio con il quale svolgeva il Suo ruolo hanno fatto sì che Essa non sia stata e non sarà mai dimenticata da tutti coloro che con Lei hanno avuto modo di lavorare”.

Francesca Morvillo ogniqualvolta doveva chiedere una condanna per un minore sentiva su di sé il peso di un’ingiustizia nei confronti di un minore: ”La vita lo ha penalizzato due volte”, diceva. Con Giovanni Falcone non sposa solo l’uomo ma la sua stessa idea di giustizia, super partes di fronte alla ricerca del vero.

L’amore per Giovanni è inscindibile dal suo amore per la giustizia.

È Francesca –racconta Paolo Borsellino il 2 giugno 1992- che consiglia a Giovanni le strategie più lucide, più razionali quando viene attaccato dall’interno stessa della magistratura. È Francesca che gli corregge alcuni provvedimenti giudiziari a matita con delle note delicate in basso, lo racconta l’amico magistrato Giuseppe Ayala.

Emanuela Loi, di origini sarde, dopo aver preso un diploma magistrale, entrò nella polizia di Stato nel 1989 e frequentò il 119º corso presso la Scuola Allievi Agenti di Trieste. Trasferita a Palermo non si era mai tirata indietro dinanzi ai compiti più difficili e pericolosi fino ad essere assegnata alla

 

scorta del magistrato Paolo Borsellino che negli ultimi mesi di vita diceva di sentirsi già morto: sapeva che sarebbe toccato a lui. Emanuela con gli altri colleghi avvertivano ad ogni spostamento che poteva toccare a loro la prossima carica di esplosivo. Aveva appena 25 anni e aveva paura in quell’estate siciliana.

È la prima donna assegnata alle scorte e la prima poliziotta ad essere uccisa.

Agnese Piraino Leto, compagna di una vita di Paolo Borsellino, ha testimoniato con forza nei vari processi depistati di via D’Amelio, tutto ciò che Paolo le aveva confidato: “l’odore della morte”, fino a pochi giorni prima di morire, taluni incontri istituzionali equivoci e inquietanti, le minacce e la solitudine del padre dei suoi figli.

“Paolo era la giustizia”, ripeteva Agnese che con Lucia, Fiammetta e Manfredi ancora ragazzini, nel 1985 aveva subito l’isolamento dell’Asinara con Paolo -stessa sorte toccò a Falcone e alla sua famiglia-per garantire il primo maxiprocesso. Una delle figlie di Agnese e Paolo si era ammalata per essere stata strappata al contesto quotidiano spensierato della sua adolescenza.

Fu Agnese a rifiutare il rito di stato preferendo per Paolo funerali privati, accusando il governo di non aver saputo proteggere il marito: ""Non meritavano questi uomini", ebbe a dire, facendo riferimento ai politici che non avrebbero meritato di presenziare alla cerimonia funebre del marito.

Senza alcun dubbio possiamo affermare che né Giovanni Falcone né Paolo Borsellino, né Francesca Morvillo, né gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro né Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter  Eddie Cosina e Claudio Traina siano stati realmente tutelati dallo Stato in quegli anni. Non c’era un elicottero a Capaci preposto a seguire il corteo blindato, non era stata effettuata una bonifica sul tragitto.

In via D’Amelio –nonostante la strage di Capaci- si è ripetuto lo stesso copione. Siamo consapevoli che i nemici e le nemiche delle mafie rimangano oggi solo chi realmente si oppone a vari livelli  -dalla gestione dei territori, all’economia, all’organizzazione del lavoro in determinati ambienti lavorativi- a quegli interessi sempre più ampi e più vasti che stanno mettendo a rischio la democrazia nel nostro Paese fondamentale per tutti e per le donne in particolare.

 

Per questo, in questi giorni in cui si ripercorrono le vite di Falcone e Borsellino, le due grandi figure che la mafia ci ha sottratto, l’UDI vuole anche riportare al ricordo collettivo l’esempio di queste tre donne vittime dirette e indirette della stessa stagione nera messa in atto da una mafia violenta e assassina, e che pur consapevoli del rischio non si sono sottratte a perseguire una scelta di vita giusta. E con loro, tante altre donne di altre stagioni aspettano di essere nominate.

 

 UDI-Unione Donne in Italia

Roma, 21 maggio 2017 




"LE DONNE DELLA LETTERATURA LASCIANO UN SEGNO"
figure femminili nella narrativa che influenzano le nostre vite



Siete invitat* al primo incontro del gruppo di lettura UDI “Lettura Viva” che si terrà martedì 23 Maggio presso la sede UDI di Ferrara in via Terranova 12/b alle ore 17,00, in occasione dell’iniziativa “Maggio dei Libri”.

Il primo tema è “LE DONNE DELLA LETTERATURA LASCIANO UN SEGNO, figure femminili nella narrativa che influenzano le nostre vite”. Siete pregat* di portare un brano per voi significativo: ne parleremo insieme!

La scelta dei temi per gli incontri successivi sarà fatta insieme, questo è solo il primo incontro, per rompere il ghiaccio.

Vi aspettiamo numerosi!| 



Comunicato UDI nazionale
VERSO L'8 MARZO

L’UDI (Unione Donne in Italia) è parte della mobilitazione NONUNADIMENO perché è stata tra le associazioni promotrici del percorso che ha portato alla marea del 26 novembre a Roma e oltre, sul quale ha attivato il dibattito dentro e fuori l’associazione.
Vogliamo promuovere insieme a tutte le donne e le realtà che oggi si riconoscono nel percorso NONUNADIMENO la mobilitazione per l’8 marzo, da sempre per noi giornata di lotta, alla quale non abbiamo rinunciato nei momenti di più alta partecipazione, come nei momenti di ridicolizzazione meschina o indifferenza nei confronti di questa data.
Non dimentichiamo le lotte delle donne venute prima di noi e siamo consapevoli che la cancellazione è sempre funzionale alla permanenza del patriarcato che ci costringe, anche subdolamente, a ricominciare da capo come se fossimo sempre donne smemorate e senza storia.
Oggi, nella fase del neoliberismo trionfante e del tentativo di restaurazione violenta, espresso da Trump e da tutti i suoi miseri epigoni ovunque, riteniamo che la mobilitazione possa diffondersi solo se ogni donna si sente protagonista in prima persona e consideriamo l’esistenza di associazioni come la nostra, dei Centri antiviolenza, di tutti i collettivi, di gruppi vecchi e nuovi contro il sessismo e per l’affermazione della libertà delle donne, l’espressione di una nuova forza politica raggiunta dal Movimento in Italia, nonostante la censura della scuola, il silenzio dei media, la svalutazione della politica tradizionale, l’inconsapevolezza di tanti e tante.
Non vogliamo perdere nessuna e se non sarà sciopero generale di 24 ore come abbiamo richiesto (ma che non si crea a comando) dovremo essere noi ancora più determinate e creative nella nostra mobilitazione dell’8 marzo e per questo continueremo il dialogo con tutte le donne in tutti i luoghi delle nostre vite.
Per questo ci sentiamo ancora più impegnate a costruire un Piano femminista contro la violenza in tutti i luoghi possibili, con una pratica di confronto, di ascolto reciproco e relazione dialogante per rendere visibili autorevolezza ed efficacia della nostra azione.
Costruire un piano significa andare oltre i principi e gli slogan per affrontare la concretezza della realtà e mutarla.
Riteniamo che il documento con gli otto punti scaturito dall’assemblea di Bologna registri complessivamente sentimenti, desideri e mete condivise ma ci sono affermazioni che non ci convincono del tutto anche se sono posizioni di maggioranza nelle assemblee.
Manteniamo le nostre perplessità sul punto che riguarda la salute e sulla parte che, parlando di “aborto libero” e di abrogazione dell’obiezione dei medici, sembra alludere, forse al di là delle intenzioni, alla richiesta di abrogazione della Legge “194” che la prevede. Cosa che i molti misogini e reazionari in Parlamento sarebbero felici di accogliere positivamente. Non a caso attaccano la legge da 40 anni: i fondamentalisti l’attaccano da quando è stata varata, mentre politici ed obiettori provvedevano a boicottarla negli ospedali rendendola inefficace con grave danno per le donne.
Noi ci siamo sempre state per difendere il diritto delle donne all’autodeterminazione e denunciare obiezioni di struttura, riaprire reparti chiusi per mancanza di non obiettori fino a pretendere le liste pubbliche dei medici obiettori e la regolamentazione del loro mancato impegno che penalizza oltre alle donne anche i medici non obiettori.

Riteniamo che l’obiezione di coscienza vada regolamentata contro gli obiettori che finora sono stati privilegiati anche nel loro opportunismo, in funzione di una piena applicazione della Legge 194, anche perché ogni garanzia di libertà che viene tolta può ritorcersi prima di tutto contro di noi. Per noi questo vuol dire aborto gratuito e sicuro nelle strutture pubbliche, altrimenti rischiamo di riconsegnarlo a pagamento agli studi privati, dividendo le donne tra chi può e chi non può abortire per ragioni economiche. È materia da 40 anni troppo delicata e complessa perché sia possibile anche solo rischiare equivoci e confusioni. Ed è materia che dovremmo conoscere tutte, assemblee o non assemblee, perché ogni esigenza di principio deve comunque fare i conti con la realtà per poterla davvero mutare.
Anche sui consultori, se parliamo di quelli pubblici e li vogliamo riportare alla loro funzione di servizi per la sessualità e la libertà della procreazione, cura della gravidanza ecc., dobbiamo sapere come sono stati svuotati dalla politica, dall’aziendalizzazione e dall’eccesso di funzioni senza mezzi e personale, e come sono “privatizzati” in tante regioni in modi diversi.
Siamo anche convinte che nell’elaborazione delle iniziative di contrasto alla violenza vadano coinvolte tutte le associazioni impegnate da decenni su questa fenomenologia strutturale, sia a livello territoriale che nazionale, insieme ai centri antiviolenza, anche per evitare che sotto questo nome si presentino associazioni senza storia, attratte dai finanziamenti e con finalità lontane da quelle del movimento delle donne.
Possiamo e dobbiamo discutere, ma non siamo all’anno Zero della politica delle donne e sappiamo che le lotte di un intero secolo sono il nostro patrimonio, anche se i libri di storia le hanno ignorate e i media le hanno spesso deformate o rimosse per cui non ci meraviglia che anche tante donne non le conoscano.
Ma noi le difendiamo perché sono un patrimonio a cui possiamo attingere per ricordare i cambiamenti ottenuti con le nostre lotte, non ripetere errori e costruire intorno alla mobilitazione dell’8 marzo e del Piano il consenso del maggior numero di donne possibile.
Unite siamo una forza possente, una marea, divise o incapaci di ascoltarci rischiamo di essere una meteora.

Le Responsabili nazionali
Vittoria Tola e Laura Piretti

La Segreteria nazionale
Carla Cantatore Delia La Rocca Rosangela Pesenti Giulia Potenza Liviana Zagagnoni

9 febbraio 2017

I VACCINI TRA SCIENZA E COSCIENZA

Il Gruppo Salute Donna dell’UDI di Ferrara sta effettuando una ricerca per indagare l’atteggiamento delle donne nei confronti dei vaccini.
Per fare questo si invitano le donne a compilare entro il 31 marzo un questionario (rigorosamente anonimo) finalizzato a individuare le modalità con cui le donne percepiscono il rischio e prendono decisioni sulla vaccinazione.
I questionari sono due:

Per le donne che HANNO figli Questionario A a questo link

Per le donne che NON HANNO figli Questionario B a questo link


Vi ringraziamo e vi invitiamo a condividere tra i vostri contatti per incrementare il numero di risposte.
Grazie a tutte


ASSEMBLEA PROVINCIALE

Sabato 28 gennaio 2017 ore 9.00

presso Ristorante L'Archibugio



NUOVO ORARIO SEDE

Orari di apertura:
da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 12.30
martedì mercoledì venerdì dalle 15.00 alle 18.30




PARTECIPAZIONE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 26 NOVEMBRE A ROMA

Da Ferrara partirà un pullman alle ore 7.30 di Sabato 26 Novembre

da Piazzale Conad Viale Krasnodar con possibilità di parcheggio auto gratuito.

Rientro a Ferrara in pullman a fine manifestazione.

Per info e prenotazioni: email udi@udiferrara.it o tel 0532 206233.

Costo A/R: massimo 40 euro.

NON UNA DI MENO!

https://nonunadimeno.wordpress.com/















L'UDI ha un uovo indirizzo di posta certificata udi@pec.udiferrara.it


LEGGI E SCARICA IL NUOVO REPORT DELL'UDI  DI FERRARA

LUGLIO 2014


ANTEPRIMA CALENDARIO


2015 .... 1945
70 anni di UDI

8 MARZO - VIOLENZA/FEMMINICIDIO - MATERNITA’
PENSIONE ALLE CASALINGHE – PACE – AUTODETERMINAZIONE – DIVORZIO
DIRITTO AL VOTO - LAVORO/PRECARIETA - DEMOCRAZIA PARITARIA
DIRITTO DI FAMIGLIA - ASILI NIDO …

Sono 12 grandi temi che occupano spazi importanti dei nostri archivi perché
hanno costituito idee, elaborazioni, campagne, lotte, conquiste, ma anche
qualche sconfitta, dell’impegno politico dell’UDI nel corso dei suoi
settantenni di vita.

Fin dalla nascita l’UDI ha dovuto lavorare per un Pese bisognoso di
democrazia, ma anche per una crescita di emancipazione e di libertà delle
donne, conquistata faticosamente da un impegno costante sociale e
politico.
Sul senso attuale di quell’impegno abbiamo chiesto a 12 ragazze di dire oggi
la loro opinione.
Questa è la formula scelta dal gruppo di lavoro per
affrontare nel 70° dell’associazione, l’edizione Calendario 2015.
Non abbiamo trascurato un’altra tappa importante della nostra storia: la
modifica dell’acronimo avvenuta in occasione del XIV congresso nazionale,
trasformandolo in UDI-Unione Donne in Italia per determinare il senso di
accoglienza e di condivisione verso le tante donne giunte da altri Paesi per
vivere nel nostro. Ecco quindi una tredicesima ragazza che interviene sul problema dell’integrazione in Italia.

Insomma, la presentazione, le immagini, i pensieri delle ragazze e i riferimenti storici, fanno di questo calendario ancora una volta, uno strumento non solo di autofinanziamento, ma anche di impegno politico, di discussione e di confronto, in particolare con e per le giovani generazioni.
Il calendario sarà a disposizione dalla seconda metà di settembre e
chiediamo, ringraziandovi, di programmare fin da ora la sua diffusione.

In attesa, auguriamo a tutte una buona estate

Vittoria Tola
Roma, luglio 2014


Comunicato stampa

Ricordiamo che l’UDI da sempre si è misurata con la gestione delle leggi, e tra queste la L. 194 del 1978, una legge nazionale che ha come linee di indirizzo la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza.

Come movimento delle donne ci siamo misurate nella maggior parte dei casi, e anche scontrate, con le strutture sanitarie e le istituzioni per l’applicazione integrale della legge 194, in particolare nei suoi principi fondamentali:

-         l’aborto non è un metodo di controllo delle nascite;

-         per prevenirlo la pratica fondamentale è la contraccezione;

-         l’interruzione di gravidanza è consentita a determinate condizioni;

-         spetta alla donna la decisione finale.

È prevista la prevenzione dell’aborto, ma mai la persuasione all’interruzione di gravidanza, perché il percorso è sobrio e mirato a garantire la salute psico-fisica della donna e i soggetti dell’accertamento sono rigorosamente strutture pubbliche. Si rileva in tal modo la volontà del legislatore di garantire alla donna una scelta libera e responsabile, al riparo da pressioni di natura ideologica o religiosa.

Per questo noi come UDI abbiamo sempre sostenuto l’importanza e la necessità di far rispettare la legge, soprattutto in quella parte che riguarda la prevenzione, valutata molto importante.

Noi abbiamo sempre richiesto e continueremo a richiedere la riorganizzazione e il rafforzamento dei Consultori familiari e Consultori giovani, per sviluppare ed applicare la prima parte della legge, che vuol dire portare avanti con impegno l’educazione alla sessualità e alla contraccezione.

Qualche cosa è stata fatta, ma sono stati interventi sporadici ed insufficienti rispetto alla nuova realtà di vita dei giovani e delle ragazze. Occorrono interventi mirati sull’educazione sessuale e informazione sui metodi contraccettivi nei luoghi dove vivono i giovani, in primo luogo nelle scuole, per una conoscenza e un rispetto dell’altro e dell’altra, una consapevolezza e responsabilità per vivere la sfera affettiva, sessuale e riproduttiva, in modo sereno e felice.

Riaffermiamo che questa legge ha contribuito in larga misura a ridurre il fenomeno della clandestinità, che ha provocato una forte mortalità fra le donne. Non solo, ma dai dati nazionali e della nostra provincia risulta che negli ultimi anni si è riscontrata una diminuzione degli aborti, in particolare fra le italiane, pur in presenza di popolazione femminile immigrata che come mostrano i dati vi ricorre più spesso.

Crediamo che non debbano essere sottovalutate le gravi condizioni sociali, economiche e culturali, che a volte costringono le donne a decidere per l’aborto, proprio per le disagiate situazioni in cui si trovano sul piano individuale e familiare. Non si arriva a decidere per incoscienza e per disprezzo della vita.

Non va sottovalutato infine l’elevato e crescente numero dei medici obiettori di coscienza, non sempre giustificato, che crea ulteriori difficoltà e in definitiva viola i diritti delle donne. Proprio per questo motivo l’Italia è stata oggetto di un pronunciamento del Consiglio d’Europa.

UDI e Gruppo Salute Donna, 23 luglio 2014

Anche Ferrara merita la Breast-unit 

Il 15 luglio 2014 a Ferrara le due Aziende Sanitarie, USL e Ospedaliera Universitaria, alla presenza dei Comitati Consultivi Misti e delle Associazioni, è stato presentato il progetto per la costituzione della Breast-unit presso l’Ospedale di Cona. Tale servizio significa dar vita ad un percorso multidisciplinare per il tumore della mammella. è un primo risultato molto importante, che ha bisogno di essere realizzato in tutte le sue componenti, ed andare a regime il più presto possibile.

Fin dal 2012 l’UDI, avendo avuto contatti con diverse donne operate al seno, riscontrando alcuni limiti e disfunzioni, aveva presentato alle Istituzioni e alle Aziende Sanitarie alcune riflessioni e proposte, tra queste la costituzione del percorso multidisciplinare per affiancare la donna affetta da tumore mammario nelle diverse fasi del trattamento, già attivo in altre provincie della Regione.

Il tumore al seno comporta nella donna asportazioni di parte del proprio corpo, implicazioni emotive, trattamenti aggressivi e prolungati, riassestamenti relazionali, perdita di attività, lavoro e autonomia economica, impatto sulla sessualità e fertilità, cioè un cambiamento radicale della sua vita e della famiglia.

Nella nostra provincia sono circa 400 le donne operate ogni anno: era stato e viene chiesto dall’UDI di dare finalmente alla patologia senologica la priorità che merita. La costituzione della breast-unit significa prendere in carico la donna, fin dal momento in cui viene diagnosticato il tumore e per tutto il percorso necessario. In questo ambito il gestore del percorso, cioè la figura di una infermiera preparata, assume una rilevante importanza, per il coordinamento con i vari specialisti, secondo le esigenze che si possano manifestare alla paziente.

Dai dati comunicati dall’associazione Europa Donna Italia, viene affermato che in questi Centri dedicati alla cura del tumore al seno, dove operano in sinergia specialisti come chirurghi, psicologi, radiologi, fisiatri, le cure sono più efficaci. Il tasso di guarigione si alza del 18% rispetto alle cure che le donne possono ricevere in ospedali non organizzati.

La stessa Regione Emilia Romagna, ha assunto l’impegno, in applicazione della Direttiva Europea, entro il 2016 di costituire i Centri di senologia che devono rispondere a precisi standard di qualità in tutti i Paesi membri UE. Inoltre, ricordiamo che la Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni, approvata il 27 giugno u.s. dalla nostra Regione (l’unica in Italia), nell’art. Salute e benessere femminile viene affermato che deve esserci un approccio della medicina di genere volto alla cura personalizzata, avendo al centro la persona. Nel contempo rileviamo ancora un ritardo del Ministero della Salute che doveva licenziare un Documento Nazionale sulla senologia in un incontro il 16 luglio rinviato invece a Settembre.

Come gruppo salute donna UDI continueremo, assieme ad altre donne, un controllo assiduo perché ciò che sulla carta risulta un ottimo servizio, possa realizzarsi nella realtà. Abbiamo proposto alle due Aziende Sanitarie e alle Istituzioni di promuovere una campagna di informazione e sensibilizzazione a partire dalla prevenzione, alla partecipazione attiva agli screening, alla cura di qualità sul tumore al seno, con diverse iniziative tese alla difesa dei diritti delle donne nella prevenzione e cura.

 

Il Gruppo Salute Donna UDI

Luana Vecchi

21 luglio 2014


COMUNICATO STAMPA

TENTATA VIOLENZA IN STAZIONE

A seguito dell'episodio accaduto in stazione a Ferrara nelle prime ore di questa mattina, tutti i giornali hanno tenuto a precisare che la vittima fosse una “donna austriaca” e, soprattutto, il carnefice fosse un “uomo rumeno”; inevitabilmente tale precisazione non ha fatto altro che attirare commenti che spaziano dal razzismo, all'apologia del fascismo, al qualunquismo di ogni genere.

Viene da chiedersi, quali sarebbero stati i commenti se, a commettere la violenza, fosse stato un uomo italiano e non un uomo straniero (purtroppo, questa volta, essendo rumeno, non si è potuto giocare la carta dell' “extracomunitario”).

In ogni caso, a prescindere dalla nazionalità dell'autore, di fatto qualunque tipo di commento e/o interpretazione che accompagna questa notizia si rivela completamente avulso dal problema reale, rappresentato dall'ennesimo episodio di violenza ad opera di un uomo ai danni di una donna per il solo fatto di essere tale.

È quanto mai urgente che lo Stato prenda coscienza del fatto che ci troviamo in un paese dove una donna non può scegliere di prendere un treno o qualunque altro mezzo pubblico in fasce orarie notturne, ed in cui un uomo, vedendo una donna da sola, si senta legittimato ad abusare del suo corpo.

E la sensazione di pericolo per se stessa, con la quale ogni donna convive sin dalla nascita, non è certo risolvibile attraverso l'incremento della vigilanza da parte delle forze di pubblica sicurezza, poiché ci sarà sempre un angolo della città, della strada, o della casa in cui lo Stato, attraverso il suo braccio, non potrà essere presente e nel quale si potrà inserire indisturbata la violenza contro una donna.

L'unico modo per sradicare il problema è attraverso la costruzione e la diffusione concreta e capillare di una vera cultura del rispetto della donna, tema su cui l'UDI si batte instancabilmente sin dalla sua nascita.

Certamente non è semplice, né di rapida realizzazione, ma è anche vero che la diffusione della cultura del rispetto si attua anche attraverso la semplice scelta stilistica dei termini da utilizzare per diffondere una notizia di cronaca. Si tratta solo di scegliere di iniziare ad agire per contribuire al cambiamento culturale, oppure no.

 

UDI-Unione donne in Italia

15 liglio 2014


 

UDI Ferrara e Centro Donna Giustizia hanno organizzato il 14/02/2014 a Ferrara il flash mob internazionale One Billion Rising. Guarda il nostro video

OBR 14/02/2014



 
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