Monti Perticari Costanza

Nome: Costanza

Cognome: Monti Perticari

Luogo e data di nascita: Roma, 7 giugno 1792

Luogo e data di morte: Ferrara, 7 settembre 1840

Attività: Letterata, benefattrice, insegnante

Luoghi abitati con date di riferimento:
Roma, 1792-1798; 1818-1820
Milano, 1798-1805; 1822-1837
Pesaro, 1812-1822
Ferrara, 1805-1812; 1837-1840
Soggiorna inoltre per brevi periodi a Fusignano, Senigallia, Savignano sul Rubicone, San Costanzo, Bagni di Lucca, Cavarerio
 




Biografia

Costanza Monti nacque a Roma in Via dei Prefetti, non lontano dalla casa di Antonio Canova, il 7 giugno 1792, da Vincenzo Monti, poeta di fama, e Teresa Pikler, attrice intelligente e bellissima. Alla bambina venne imposto il nome della duchessa Costanza Braschi Falconieri, nipote del papa re Pio VI, che le fece da madrina. Costanza resterà l’unica figlia, a causa della morte prematura, a soli due anni, dell’altro figlio Gianfrancesco.
Costanza fu stabilmente a Ferrara dal 1805, quando a tredici anni entrò nella scuola delle Orsoline, collegio che, a differenza della maggior parte dei conventi in Italia, venne conservato dal decreto napoleonico di soppressione del 1805 perché si atteneva alle indicazioni dei francesi sull’educazione femminile.
L’educazione in collegio continuò fino al 1812, anno in cui, proprio il 7 giugno quando compì venti anni, Costanza sposò per scelta dei genitori il conte Giulio Perticari, un giovane di trentadue anni. Una giovane di nascita plebea, se pure figlia del più famoso poeta dell’epoca, entrò così a far parte di una famiglia nobile.
Dal matrimonio in poi visse a Pesaro, presso la residenza del marito, e, dalle prime lettere scritte al padre dopo l’unione, parlava della sua felicità. Il soggiorno a Pesaro, a Senigallia o a San Costanzo venne saltuariamente interrotto da alcuni viaggi e da un breve soggiorno a Roma, dove Giulio e Costanza furono ammessi all’Accademia Tiberina.
A Pesaro, se pure una città di provincia dello Stato Pontifico, si svolgeva un’intensa attività culturale. Lì la contessa fu ammirata da Stendhal, da Gioacchino Rossini e da tutti coloro che frequentavano la loro casa. Per lo più erano gli appartenenti all’Accademia Pesarese, di cui Giulio fu vicepresidente, un vivace centro culturale protetto da Napoleone.
Costanza era al centro di una società colta e privilegiata, di una "repubblica letteraria" che ne ammirava e invidiava la bellezza, come la sapiente cultura. Molto portata per la scrittura, si dedicò a componimenti poetici di varia ispirazione, tra cui le tematiche civili, fino alla morte del marito. Ma non abbandonò mai la passione per la letteratura e la ricerca filologica, come emerge dai suoi epistolari e dalla cura che dedicò alle opere del marito e alla produzione del padre. Nelle sue opere l’attenzione per la lingua italiana, intesa come lingua “nazionale”, è strettamente connessa con l’idea di una patria comune e costituisce uno dei temi conduttori che la uniscono alla passione per la lingua che anima sia il padre che il marito.
La vita di Costanza ebbe una brusca svolta il 26 giugno 1822, quando Giulio morì a soli 43 anni. Il marito non aveva fatto testamento, così Costanza, a soli trent’anni, rimase vedova, senza figli ed esclusa dai diritti ereditari. L’unico figlio, Andrea, nato il 22 febbraio 1814, era morto pochi giorni dopo.
Alienata dal patrimonio di Giulio, tornato nelle mani del fratello e della famiglia Perticari, poté ottenere solo la restituzione della propria dote. La restituzione dei beni personali e dei terreni della famiglia Monti richiese tempi lunghi, furono messe in atto delle sottrazioni e forti penalizzazioni in denaro. Ormai la dote costituiva la sua sola garanzia economica. Quei beni personali in Romagna diedero sempre problemi nelle rendite finanziarie, a causa di una pessima gestione dello zio paterno e del cugino.
Iniziava allora la fase più difficile della vita di Costanza, tornata a Milano presso il padre e la madre. A tutto ciò si aggiunsero gravi calunnie: fu accusata di aver provocato la morte del marito col veleno, criticata ferocemente ed offesa in modo infamante in un’opera letteraria di Francesco Cassi e Eduardo Ferri fatta circolare a Pesaro. Le maldicenze rapidamente si diffusero e sembravano trovare credito, finché Monti, in difesa della figlia, ottenne che il professor Tommasini, il medico che aveva visitato l’ammalato poco prima del decesso e ne aveva sezionato il corpo, rendesse pubblica, nella prolusione alla Pontificia Università di Bologna nell’anno accademico 1822-23, la vera ragione della morte di Perticari, causata in origine da una infiammazione al fegato. Il padre non aveva mai nutrito dubbi sulla sua innocenza, come altri amici.
Nonostante la caduta dell’accusa, l’ombra della presunta colpa, agli occhi del mondo, accompagnò Costanza. In risposta, per tutto il resto della sua vita, difese la memoria e l’opera letteraria del defunto marito, si dedicò al lavoro di revisione con fedele ed ostinato accanimento e con grande competenza, come poi farà con la vasta produzione del padre.
Straordinaria la forza morale di Costanza, una donna sola. Eppure, questa condizione la rese libera di difendere, con la propria cultura, il sapere e l’opera del marito e del padre e di gestire il patrimonio personale.
Starà al fianco del padre e della madre negli anni difficili delle rispettive infermità, entrambi saranno assistiti da lei fino alla morte. Vincenzo morì il 13 ottobre 1828. Persino Teresa avrà la figlia accanto a sé, nonostante i frequenti contrasti e le incomprensioni, fino al 19 marzo 1834.
Rimasta nuovamente sola, Costanza decise di tornare a Ferrara negli ultimi anni della sua vita, ormai sofferente da tempo di un tumore al seno. Fu questa la seconda fase della sua presenza a Ferrara.
Nel 1837 prese in affitto un modesto appartamento, vicino al collegio delle Orsoline. Dopo una difficile lotta con la malattia che la tormentava da anni, morì il 7 settembre 1840. Lasciò un testamento che non venne considerato legalmente valido. Perciò, pur avendo destinato i propri libri e le carte del padre alla città di Ferrara, la zia materna, rivendicò ed ottenne per sé l’eredità di Costanza ed i libri del padre Vincenzo, che comunque non furono dispersi.

 
Scritti di Costanza Monti Perticari

“Versi e lettere di Costanza Monti Perticari e odi di Achille Monti”, a cura di Luigi Filippo Polidori, Firenze, Le Monnier, 1860

Otto lettere della contessa Costanza Perticari Monti a Laudadio Della Ripa, Firenze, Succ. Le Monnier, 1877


Lettere di Vincenzo Monti e di Costanza sua figlia pubblicate per le nozze del Conte Luigi Manzoni con la Contessa Francesca Ansidei, Imola, stampa Tip. D’Ignazio Galeati e figlio, 1873


“Lettera di Giulio e Costanza Perticari a Paolo Costa”, Bologna, stampa Tip. Annesio Nobili e compo., 1840


“Lettere inedite e sparse di Costanza Monti Perticari raccolte ed ordinate da Maria Romano”, Rocca San Casciano, Licinio Cappelli, 1903
 


Bibliografia

Canonici Fachini Ginevra, "Prospetto biografico delle donne italiane rinomate in letteratura dal secolo XIV fino a’ giorni nostri", Venezia, Tipografia Alvisopoli, 1824

Cecchi Silvia, "Le tredici vite di Costanza Monti Perticari", Pesaro, Cassa di Risparmio di Pesaro, 2008 [pubblicazione disponibile su web in formato pdf]


Garavini Fausta, "Diletta Costanza", Venezia, Marsilio, 1996


Monti Vincenzo, "Opere scelte, a cura di Cesare Angelici", Milano-Roma, Rizzoli, 1940


Nalini Montanari Gina, "Costanza Monti nella silenziosa Ferrara," in Alessandra Farinelli Toselli, Luigi Pepe (a cura di), "Vincenzo Monti nella memoria di Ferrara", Bologna, Clueb, 2004


Ead., "Un’altra Costanza Monti Perticari", Ferrara, Comunicarte, 2004


Romano Maria, "Costanza Monti Perticari. Studio su documenti inediti", Rocca San Casciano, Licinio Cappelli, 1903


Tommasini Giacomo, "Storia della malattia per la quale morì il conte Giulio Perticari", Bologna, Tip. Nobili, 1823
 
Autrice della scheda: Oretta Testi
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