Massari Masi Antonietta

Nome: Antonietta

Cognome: Massari Masi

Luogo e data di nascita: Ferrara, 16 dicembre 1813

Luogo e data di morte: Lucca, 9 luglio 1897

Attività: Benefattrice, patriota, pittrice

Luoghi abitati:
Ferrara, 1813-1850 (poi in esilio in località non identificata)
Firenze, dal 1859
Lucca, negli ultimi anni di vita
 
Biografia                                                                                                                                                               

Antonietta era la figlia minore di Vincenzo Massari, ricco borghese poi divenuto conte, che apparteneva ad una delle famiglie più in vista nella vita economica cittadina e sposò la marchesa Teresa Zavaglia nel 1797.
La madre di Antonietta apparteneva all’aristocrazia illuminata della città, erede della marchesa Maria Calcagnini e di Carlo Zavaglia, anche lui marchese. Vincenzo e Teresa avevano un’altra figlia, la maggiore, Vittoria, ed un figlio maschio, Francesco, che erediterà il titolo Massari Zavaglia. Con la famiglia d’origine Antonietta trascorse gi anni giovanili nell’attuale Palazzo Massari (prima Bevilacqua).
Sposerà il cugino Alessandro Masi, figlio di Bartolomeo e di Carlotta Massari, sorella del padre.
All’epoca dal censimento della popolazione del 1835, la coppia aveva una figlia di un anno, Carlotta, che morì nel 1838. Nello stesso anno nacque una sorellina a cui venne dato lo stesso nome.
Alessandro Masi era considerato un liberale per il suo sostegno al moto del 1831, durante il quale il suocero Vincenzo fu membro del governo provvisorio prima della repressione degli austriaci. Nel 1838, insieme a Gaetano Recchi, fu il fondatore e primo presidente della Cassa di Risparmio di Ferrara. Suo fu il “Regolamento d’Istruzione sulla Cassa di Risparmio a Ferrara. Alessandro morì nel 1839 e Antonietta, rimasta vedova a soli 26 anni con una figlia di un anno, mantenne una vita attiva, impegnata nella solidarietà e nella difesa dei principi rivoluzionari e liberali, con un interesse anche per la pittura.
Nel 1838, il pittore Giuseppe Saroli scrive di lei: “ha dato diversi saggi in figure dipinte ad olio ne’ quali si scorge molta intelligenza e maestria di pennello”.
Il suo contemporaneo Salvatore Anau la cita come unica “figurista” di sesso femminile. La nomina in un elenco dei pittori partecipanti all’esposizione tenuta nel 1847 a Palazzo dei Diamanti, ma non descrive né esprime giudizi sulle sue opere.
Anau afferma anche: “queste annuali esposizioni nelle città provinciali sono sufficienti per segnare il procedimento dell’arte in rapporto al progresso civile”. Infatti, Antonietta “sembra aver coltivato saltuariamente la pittura, preferendo dedicarsi ad attività di tipo patriottico e filantropico”.
Secondo le testimonianze dell’epoca, fu infatti una delle signore che coadiuvarono Luisa Recalchi Grillenzoni nella fondazione degli Asili di Carità. Anzi, secondo la testimonianza di Carlo Grillenzoni, “fu la più affettuosa e potente collaboratrice […] per la fondazione dell’Asilo che prese il nome di Scaldatoio”.
Il suo desiderio di contribuire alla soluzione di alcuni problemi della società la spinse ad azioni di assistenza e solidarietà verso i rivoluzionari del Risorgimento, come peraltro fece suo padre.
Antonietta fu parte attiva del Cenacolo Patriottico di sostegno agli ideali del Risorgimento insieme a Malvina Mosti Costabili, Ginevra Canonici e la già citata Luisa Recalchi. Nel contesto dei moti del 1848, secondo le testimonianze dell’epoca si espose in prima persona. Probabilmente la sua condizione di vedova le consentiva una certa autonomia.
In quel periodo a Ferrara era attiva la Conversazione Economico Morale, associazione che teneva incontri a cadenza settimanale, talvolta anche in casa di Cosimo Masi, cugino e cognato di Antonietta: lei stessa spesso diramava gli inviti. Si trattava di un vero e proprio intervento rivoluzionario, perché l’elenco dei 42 soci dell’associazione sembra il comitato dei patrioti protagonisti delle vicende del 1848-49.
Nel manifesto “Doni fatti dai cittadini sulla Piazza di Ferrara nei giorni 4, 5, 6, 8 maggio 1848 per la causa della Crociata depositati alla Comune”, conservato al Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara e stampato il 30 maggio 1848, compare anche il nome di Antonietta, che donò una spilla d’oro per finanziare l'equipaggiamento dei soldati alla prima Guerra d’indipendenza.
Durante le Cinque giornate di Milano e nei mesi successivi, secondo Carlo Zaghi nella sua casa “soccorse con grandi sussidi i reduci della guerra che riempivano i nostri ospedali e nella sua stessa casa apriva un ospedalino succursale che essa manteneva a proprie spese”.
Nell’“Elenco dei compromessi politici di Ferrara nelle vicende del 1848-49”, stilato nel 1856, compare, al n. 259, il nome di Antonietta Massari, di “38 anni, possidente”. Nel documento si fa riferimento ad un episodio del 1847, l'uccisione di Flaminio Baratelli, considerato un informatore degli austriaci. Del delitto furono sospettati degli esiliati romagnoli che si pensa avessero ordito l’attentato in casa di Antonietta.
Con la Restaurazione, Antonietta andò in esilio. Non siamo in grado di identificare con precisione la località in cui ebbe dimora. Si può forse avanzare l’ipotesi che scegliesse di recarsi a Firenze, dove si era rifugiata l’amica Luisa Recalchi.
Sappiamo che nel 1850 fece parte del Comitato fondatore della Scuola gratuita delle aspiranti maestre, istituita a Torino, secondo il suo Statuto, per “apprestare con ogni miglior mezzo e con provvide norme l’insegnamento gratuito ad allieve che vogliano dedicarsi all’ufficio di maestre affine di dedicare di diffondere e migliorare l’educazione e la istruzione delle fanciulle”.
Nel 1859, l’anno in cui Garibaldi entrò a Ferrara dopo che l’Assemblea delle Romagne dichiarò decaduto il potere temporale del papa, Antonietta rientrò a Ferrara.
In seguito fissò la sua dimora in Toscana, prima a Firenze, dove accasò l’amata figlia nella famiglia dei conti Minutile Tegrini di Lucca. Dopo la morte della figlia, si trasferì a Lucca presso i nipoti.
Andrea Carlo di Bagno, che scrive di averla conosciuta di persona, così la descrive:
“Ancora svelta nelle movenze, era diritta nella persona e di una eleganza sobria che si addiceva alla sua età. Amava i giovani ed aveva sempre per loro un sorriso di bontà, ma lo sguardo illuminato da frequenti bagliori, diceva la fiera patriota che ella era stata, faceva comprendere quale ardore aveva dato a quel fragile corpo una virile energia”.
 
Bibliografia

Aglebert Augusto, “In morte del Conte Alessandro Masi Ferrarese”, Ferrara, 1840

Anau Salvatore, “Esposizione di Belle Arti a Ferrara in occasione della fiera del 1847”, Firenze, Le Monnier, 1847

Baccarini Luigi, “Memorie domestiche della famiglia Massari di Ferrara”, s.a., s.l.

Cicognara Leopoldo, “La persuasione: prosa per le acclamatissime nozze della signore Contessa Antonietta Massari col nobil uomo sig. Conte Alessandro Masi”, Ferrara, Bresciani, 1834

Di Bagno Andrea Carlo, “Ricordi ferraresi del Risorgimento”, in “Rivista di Ferrara”, anno III, n. 2, febbraio 1935

Fioravanti Baraldi Anna Maria, Mellone Francesca (a cura), “Presenze femminili nella vita artistica a Ferrara tra Ottocento e Novecento. IV Biennale Donna, 1990”, Ferrara, Liberty House, 1990

Fratti Daniela, “Ferrara risorgimentale e la nascita dell’Asilo Infantile Luisa Grillenzoni”, Ferrara, Italia Tipolitografia, 2010

Grillenzoni Carlo, “Commemorazione della Contessa Antonietta Massari Masi”, 1897

Jolanda, “La donna nella beneficienza in Italia”, v. III, Torino, Sanvito, 1911

 

Mantovani Luigi Davide, Sani Valentino, “Il Circolo e la città. Il Circolo Unione di Ferrara, dalla nascita all’unità d’Italia”, Ferrara, Este Edition, 2005

 

Melchiorri Gerolamo, “Effemeridi ferraresi. Le nostre donne”, in “La Domenica dell’operaio”, 28 novembre 1920

Saroli Giuseppe, “Varietà”, in “Giornale scientifico letterario”, vol. III, 1838

Savonuzzi Claudio, “Ottocento ferrarese”, Ferrara, Cassa di Risparmio di Ferrara, 1971

Zaghi Carlo, “Donne nel Risorgimento ferrarese”, in “Rivista di Ferrara”, anno II n. 2, 1934, pp. 69-75

 
Fonti archivistiche 
 
BCAFe
Archivio Pasi, Busta 14, Bobina n.20, Famiglia Massari Zavaglia
 
ASCFe
Sec. XIX, Compromessi politici, cart. 16
Sec. XIX, Censimenti generali della popolazione

ASMRRFe

ISRFe
Archivio di casa Giglioli
Busta 66, Patrimonio conte Giacomo Masi – Eredità paterna e materna
 
ASLu
Inv. 158, vol.12, pag. 14

Autrici della scheda: Oretta Testi, Daniela Cappagli

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