Calcagnini Zavaglia Maria

Nome: Maria

Cognome: Calcagnini Zavaglia

Luogo e data di nascita: Ferrara, 11 febbraio 1754

Luogo e data di morte: Ferrara, 4 giugno 1846

Luoghi abitati: Ferrara, per tutta la vita

Attività: Intellettuale, benefattrice
 
Biografia                                                                                                                                                            
Maria apparteneva ad una famiglia nobile, antica quanto la casa d’Este, ultima delle figlie del marchese Teofilo Calcagnini di Formiggine. Era stata educata, come si conveniva alla sua condizione, nel convento di monache di San Guglielmo, dove la sorella Maria Laura prenderà i voti. Qui aveva appreso alla perfezione i lavori muliebri, ma aveva coltivato anche le lettere, il francese, l’inglese ed il latino.
All’età di sedici anni andava in sposa al Marchese Carlo Zavaglia. Dopo il matrimonio, venne accolta alla corte di Monaco ed a quella di Vienna. Nel suo necrologio si ricorda che fu insignita dell’ordine di Dama della Crocera. Ebbe due figlie, Teresa e Chiara, ed un figlio, Giuseppe, che morì senza lasciare eredi. Questo evento, nel contesto delle norme patrilineari vigenti, avrebbe potuto provocare l’estinzione della famiglia Zavaglia. Fu, secondo le consuetudini della nobiltà del tempo, il matrimonio della figlia Teresa, celebrato nel 1798, con un esponente della borghesia a fornire una soluzione almeno parziale al problema. Il cognome della moglie venne infatti aggiunto a quello del marito e il matrimonio darà vita al ramo dei duchi Massari-Zavaglia. Una discendente di questo ramo è Antonietta Massari Masi, di cui è stata redatta una scheda in occasione della presente ricerca.
Maria e il marito appartenevano a quel settore della società ferrarese protagonista dei mutamenti del tempo, che si muoveva in modo critico rispetto all’assetto politico e sociale dominante e che vide nell’avvento del potere napoleonico un’opportunità di cambiamento.
Nonostante la frequentazione delle corti e delle accademie e le consuetudini di vita di una tanto nobile famiglia, alla fine del Settecento, si confrontarono con gli esiti della campagna di Napoleone in Italia, in modo pienamente consapevole e pronto al cambiamento.
Maria fece parte dell’Accademia romana e all’Accademia Reale di Firenze; nell’Arcadia utilizzava il nome di Climenide. Divenne una presenza femminile di rilievo nel proprio salotto, nei salotti promossi da altri e in diverse associazioni. Ebbe familiarità con Alfonso Varano e Vincenzo Monti, conobbe lo storico Carlo Rosmini e coltivò una lunga e salda amicizia con Giuseppe Compagnoni, il giornalista e letterato che nel 1794 rinunciò ai voti sacerdotali e che il 7 gennaio 1797 propose per primo di adottare lo Stendardo tricolore.
Nelle frequentazioni di Ferrara, il suo punto di riferimento più importante fu Marietta Rossi Scutellari, a sua volta animatrice di un noto e frequentato salotto e della Società del Casino (in seguito Circolo Unione), a cui era legata da una lunga e salda amicizia. Marietta Rossi Scutellari venne ricordata da Maria in un’opera a stampa, che raccoglie un testo in prosa e delle poesie scritte da vari autori.
Molto vivo fu l’interesse di Maria per i problemi dell’istruzione e dell’educazione, in particolare per le giovani donne e i fanciulli indigenti, che si esplicò fin dalla fine del Settecento. Nel 1797 il “Piano generale di pubblica istruzione della Repubblica Cisalpina” evidenziava i principi generali e organizzava la gestione scolastica. Maria partecipò attivamente alla nuova scuola sostenendo il progetto di una società borghese in cui tutti erano considerati cittadini. Ricoprì anche incarichi pubblici, che non le vennero rinnovati al momento della restaurazione.
Continuò tuttavia l’attività di benefattrice, consapevole dell’importanza dell’assistenza e dell’istruzione; spesso veniva consultata dagli istituti privati. Ad esempio ebbe un ruolo direttivo nel Gran conservatorio per le zitelle, istituito a Ferrara nel 1804. Si trattava di una scuola per le fanciulle più povere, sottoposta al controllo dello Stato, in cui operavano “brave cittadine” che fossero anche esperte nei lavori femminili. L’educazione era finalizzata a preparare buone mogli per gli artigiani o donne preparate al servizio presso le famiglie più ricche. Il lavoro si affiancava ad un programma di istruzione limitato alle discipline essenziali: leggere, scrivere e far di conto. A questo compito si aggiunse la direzione di altri due istituti, l’orfanotrofio di San Cristoforo e quello di Santa Barbara. Per le cure prestate nell’educazione, il Viceré d’Italia, in visita a Ferrara nel 1809, lodò pubblicamente la direttrice.
Maria viene inoltre ricordata come una delle signore che coadiuvarono Luisa Grillenzoni nella fondazione degli Asili infantili di Carità. L’Asilo o Scaldatolo venne aperto il 16 novembre 1846, mentre Maria moriva nel mese di giugno dello stesso anno.
 
 
Scritti di Maria Calcagnini Zavaglia

Un suo scritto si trova in: “Alla memoria di Marietta Rossi Scutellari morta li 22 marzo 1832 questo tributo un'amica dolentissima consacrava”, Bologna, Nobili, 1832

 
Bibliografia

Di Bagno Andrea Carlo, “Ricordi ferraresi del Risorgimento”, in “Rivista di Ferrara”, anno III, n. 2, febbraio 1935

Fratti Daniela, “Ferrara risorgimentale e la nascita dell’Asilo Infantile Luisa Grillenzoni”, Ferrara, Italia Tipolitografia, 2010

Litta Pompeo, “Famiglie celebri italiane”, Milano, 1819 -1881, foglio 58. 

Monti Vincenzo, “Epistolario di Vincenzo Monti”, a cura di Alfonso Bertoldo, Firenze, Le Monnier, 1928 - 1929

Nalini Montanari Gina, “Un balcone sulla città. Marietta Rossi Scutellari: una vita tra salotto letterario e Circolo Unione”, Ferrara, Schifanoia, 2001

Pancera Carlo, “Rivoluzione e riforme scolastiche a Ferrara nel triennio repubblicano”, Ferrara, ISCMOC, 1988

Petrucci Giuseppe, “Necrologia della Marchesa Maria Calcagnini Zavaglia”, Bologna, Tip. Gov. alla Volpe, 1846

Quarzi Anna Maria, “Alcuni appunti sui progetti e sui contenuti della scuola ferrarese nel periodo napoleonico”, in “Ferrara. Riflessi di una rivoluzione”, a cura di Delfina Tromboni, Ferrara, Corbo, 1989

Sani Valentino, “La rivoluzione senza rivoluzione”, Milano, 1991 

Savini Marcello, “Un abate “libertino”. Le memorie autobiografiche e altri scritti di Giuseppe Compagnoni”, Lugo, Banca del Monte di Lugo, 1988

 

Fonti archivistiche

ASUFe

“Processo verbale della visita fatta al Liceo, alle Scuole Normali, ed elementari, al Collegio delle Orsoline dal Cittadino professor Stratico membro dell’Istituto Nazionale delegato dal governo”, agosto 1804
 
ASCFe
Sec. XIX, Fondo popolazione, bb. 41 e 214
 
BCAFe
Trascrizione manoscritta in forma di riassunto del necrologio, Inv. 181432, Coll. E 15.9.8

Autrice della scheda: Oretta Testi

Comments