Bondonelli Mellacina Maria

Nome: Maria

Cognome: Bondonelli Mellacina

Luogo e data di nascita: Dati non reperiti

Luogo e data di morte: Migliaro, 1873

Attività: Dato non reperito
 
Luoghi abitati: Ferrara, Migliaro
 
Biografia                                                                                                                                                             
 
Nel 1873, nel necrologio che il patriota ferrarese Dino Pesci dedica a Maria Bondonelli, si legge: “Nessuno la conosce di nome, però molti forse la ricordano per quanto fece”. Le poche notizie su Maria Bondonelli si ricavano, come per altre donne che non hanno lasciato tracce scritte, da fonti indirette. Di Maria si sa che sposò, non si sa in quale anno, Achille Mellacina (in alcune fonti Melacina o Malacina) e con lui andò a vivere a Migliaro, ora Comune in provincia di Ferrara. Ma il suo nome è connesso a quello del giovane medico Domenico Malagutti, al quale era sentimentalmente legata. Malagutti fu giustiziato a Ferrara il 16 marzo 1853 con Giacomo Succi e Luigi Parmeggiani, tutti e tre accusati di avere idee mazziniane e di voler sovvertire il governo della Chiesa.
Don Giuseppe Poltronieri, il sacerdote confortatore che prestò loro assistenza durante gli ultimi istanti della loro breve esistenza, li confessò e somministrò loro la comunione, ricorda “[…] la moglie di Succi urlava disperatamente, né voleva partirsi dalla camera del marito, e quella del Parmeggiani presa da convulsioni impazzì, bestemmiando orribilmente”.
Dino Pesci continuando la sua rievocazione scrive che Maria era “nata da famiglia popolana […] sortì un carattere forte che teneva qualche volta del virile”. Interrogata sia dalla polizia austriaca che dagli agenti della polizia papale, si comportò “con fermezza e coraggio” e non fece i nomi degli amici del suo “amante” Malagutti.
Ritorna nel necrologio di Dino Pesci l'aggettivo “virile” che è stato altre volte usato per descrivere, per esempio, la personalità di Rosa Angelini e di altre donne che per la prima volta si affacciarono sulla scena politico-sociale e con comportamenti fattivi e concreti cercarono di cambiare una condizione esistenziale già determinata, fin dalla nascita, dal ceto di appartenenza e dalle condizioni ambientali.
Maria resistette alle pressioni della polizia: non pianse, non fece i nomi degli amici che lei stessa e Domenico frequentavano. È sufficiente dare una dimostrazione di fermezza di carattere per dimenticare che appartiene al “debole” genere femminile.
Il 23 maggio 1896 Giovanni Pareschi e Andrea Bononi, compagni di prigionia di Domenico Malagutti, si recarono dal notaio Antonio Vassallo per depositare una memoria che sarà registrata formalmente il 12 giugno dello stesso anno “desiderosi che si tramandano alla storia anche i piccoli particolari […] il dottor Malaguti formò con le sue mani con la terra del forte in cui era rinchiuso, una pipa che trovò modo di far prevenire alla Bondonelli Maria, donna di virili sensi patriottici che era dell'infelice martire la tenera amante. […] Quel ricordo fu da essa gelosamente custodito e consegnato poche ore prima della sua morte ad Achille Mellacina di Migliaro, al quale era andata in sposa”. Con il suo gesto Achille volle comunicare la sua sensibilità ma anche il desiderio di tramandare e conservare sia la memoria di Maria che la propria. La pipa è tuttora conservata presso il Museo del Risorgimento di Ferrara e reca la scritta “Domenico Malagutti fece nel 1853”.
Maria, dopo oltre vent'anni dalla morte, è ricordata non solo per il sentimento che la legava a Domenico ma anche per i suoi “virili sensi patriottici”. Ma quali erano questi sentimenti? Parlavano di politica Maria e Domenico? Quali erano i loro progetti? Su che tipo di società fantasticavano? In una lettera del 10 gennaio 1853 destinata agli amici Domenico Malagutti così scrive: “[…] mi raccomando Marietta la quale mi incoraggia a soffrire per una causa così buona” .Probabilmente Maria era a conoscenza delle idee mazziniane di Domenico e in qualche modo le condivideva, in ogni caso noi possiamo solo elaborare delle ipotesi. Di lei non abbiamo né un'immagine, né un disegno, né una parola scritta.
Dopo la morte di Domenico, Maria “[…] visse sempre ritirata in campagna”. Noi possiamo immaginare i gesti delicati con cui nei momenti di tristezza e solitudine accarezzava la pipa che Domenico aveva scolpito per lei e possiamo pensare che della sua storia d'amore abbia parlato anche a suo marito.
 
Bibliografia

Comune di Ferrara, “Centenario della morte dei martiri ferraresi Giacomo Succi, Domenico Malagutti, Luigi Parmeggiani. Note intorno al processo dei Ferrara del 1853”, Ferrara, Comune, 1953

Malagutti Domeneghetti Marta, “Marietta. Una patriota del Risorgimento ferrarese”, Ferrara, Edizioni elixartigrafiche, 1996 

Panigada Costantino, “Ferrara dopo il 1848 ed i martiri del ’53”, Ferrara, Premiata tipografia Sociale del Dott. Giovanni Zuffi, 1916, p. 234
 

Fonti archivistiche:

ASMRRFe
Raccolta Dino Pesci
 
Autrice della scheda: Elvira Perri
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