UDI Ferrara‎ > ‎8 marzo‎ > ‎

8 marzo 2011



In questo 8 marzo abbiamo scelto di continuare a riflettere sul corpo delle donne e sul suo ruolo nella attualità politica e culturale.
Abbiamo ancora tutte dentro di noi l'emozione e l'entusiasmo per la manifestazione del 13 febbraio che non si fermerà e continuerà a portare nelle piazze la parola delle donne.

Ormai è evidente anche ai più distratti che sul corpo delle donne si giocherà la possibilità di migliorare la qualità della cittadinanza di tutti. 

La sistematica offesa alla dignità delle donne attraverso la mercificazione del nostro corpo e in parallelo il tentativo di toglierci  libertà e autodeterminazione sulle scelte fondamentali che toccano la vita e la sua riproduzione responsabile, cancellano la consapevolezza delle condizioni reali in cui vivono le donne di oggi e le speranze delle donne di domani. 

Le donne vere, fatte di corpo, di competenze e di speranze, non sono la rappresentazione di desideri frustrati o di sogni maschili di obbedienza, sono cittadine innanzi tutto, risorse di sviluppo economico e sociale e indispensabili per la civiltà delle relazioni di un Paese che guarda avanti.

Incomincia ad essere evidente anche a tanti uomini che dovrebbero prendere la parola con coraggio e con autonomia che, quello che sta avvenendo e in forme gravissime  dopo decenni di leggi sulla parità e antidiscriminatorie, almeno sulla carta molto avanzate, è il tentativo di ridurre le tante e diverse donne a modelli rigidi, a modi di essere confezionati, trattati come se fossero "cose". E' una cultura negativa che si è radicata nel tempo, ma mai come adesso, si è espressa in forme sguaiate ed aggressive. Le donne con  i loro corpi e le loro parole hanno invaso le piazze, ma per invadere la politica e la cultura di questo Paese, con domande che esigono risposte concrete. Donne che in questi anni non hanno taciuto, sono state volutamente silenziate.

Così è quando le voci si alzano per difendere le conquiste sociali, per costruire democrazia paritaria, per reclamare responsabilità pubblica sulla vergogna civile della violenza e dei femminicidi.
Ma la politica nel suo aspetto globale di comunicazione pubblica, fatica ad incontrare la parola delle donne anche perché la volgarità del presente è la malattia senile di una società che non è ancora riuscita a condividere le regole e l'orizzonte ideale della parità e del rispetto delle differenze.

La rappresentazione commerciale e televisiva del corpo delle donne  coincide davvero con la realtà delle donne? L'eccellenza femminile di cui parlano tutti i dati sulla scolarizzazione e sul mondo del lavoro è vera e non conta niente? Ciò che rende diverso il presente rispetto gli anni 70 quando esplose il femminismo è che allora sulla scena pubblica irruppe il corpo delle donne e la sua provocazione al potere, oggi, è l'immagine del corpo che ha invaso una scena pubblica sempre più coincidente con il mercato. 

Alain Touraine, in quello che è considerato forse l'unico libro scritto da un uomo, "Il mondo è delle donne", che ha compreso la forza speciale della rivoluzione femminile del novecento e quanto essa ha proposto un cambiamento di prospettiva per il governo del mondo, sulla idea dominante e «che le donne siano completamente  manipolate, private di parole e di immagini proprie, e si trovino così ridotte a mera creazione del potere maschile», l'antidoto è "credere nelle attrici dietro le vittime", e investire sulle strategie attive di vita, resistenza, creatività, costruzione di sé e trasformazione del mondo che sono capacità maggioritarie nelle vite femminili.

Scrive sempre Touraine, che la sessualità è diventata, nelle società contemporanee, il
terreno su cui per le donne si gioca una aspra battaglia sul confine fra costruzione
consapevole di sé e mercificazione. 

La battaglia non si può esaurire nella denuncia e questo hanno capito le donne, tante e
diverse, che dopo il 13 febbraio tornano ancora nelle piazze a pretendere scelte e
responsabilità concrete.
 
 
8 marzo tra storia e leggenda
 
Il terribile incendio della fabbrica Cotton di New York, a prevalenza di manodopera femminile che causò 129 vittime, avvenuto ai primi del Novecento, indusse Clara Zetkin, figura prestigiosa della politica socialista tedesca, ad accogliere il progetto della delegazione americana, che già nel  suo paese l’8 marzo aveva una sua storia, a proclamarla giornata internazionale della donna.
Ad orientare il voto del Congresso della II° Internazionale Socialista di Copenaghen, nel 1911, forse fu anche una serie di coincidenze avvenute nei primi anni del Novecento. Per esempio, nel mese di marzo, ovunque ci furono grandi manifestazioni per il Diritto al voto.
 
Solo nel 1921, quando venne riconosciuto l'avvenimento del 1917, della grande protesta femminile di Pietroburgo contro lo Zar, che chiedeva pace e pane (per il calendario occidentale era l’8 marzo), le donne russe riuscirono a sintonizzarsi con le americane: fu 8 Marzo per tutte. Da Oriente ad  Occidente.

In Italia si deve attendere la fine della guerra per vedere attivato l' 8 marzo, giornata di mobilitazione dove di volta in volta si denunciano soprusi e disparità, per chiedere diritti e dignità femminile.

Alla prima mobilitazione del 1946 si voleva scegliere anche un simbolo floreale. A decidere sono state alcune parlamentari di Sinistra che guardando fuori dalla finestra videro l'albero della mimosa fiorito.

 Nel 2011 l'8 marzo ha compiuto 100 anni.

Comments